Il 3 luglio 2025, le Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera hanno approvato un emendamento al Decreto Infrastrutture (DL 73/2025) che potrebbe trasformare il modo in cui si controllano le aziende dell’autotrasporto. Il cambiamento riguarda l’articolo 5 del D.lgs. 395/2000, che definisce i requisiti di “onorabilità” necessari per iscriversi all’Albo degli Autotrasportatori: un passaggio fondamentale per poter operare legalmente nel settore.
Da informativa a comunicazione: che cosa significa?
Il cuore della novità è il passaggio da “informativa antimafia interdittiva” (prevista dall’articolo 91 del Codice Antimafia) alla più leggera “comunicazione antimafia” (articolo 88). La differenza è profonda:
Con l’informativa, il prefetto poteva intervenire anche solo sulla base di sospetti concreti o elementi indiziari.
Con la comunicazione, invece, serve una prova certa, come una condanna definitiva o una misura interdittiva già emessa da un giudice.
In pratica, si passa da un sistema preventivo a uno certificativo, dove lo Stato può agire solo quando il danno è già fatto.
Perché l’autotrasporto è sotto i riflettori
Non è un caso che questo cambiamento preoccupi molti osservatori. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia (DIA), il settore dell’autotrasporto è da anni uno dei più vulnerabili: le organizzazioni criminali lo utilizzano per riciclare denaro, entrare negli appalti pubblici e mantenere il controllo su porzioni di territorio.
In questo contesto, l’informativa antimafia era considerata uno degli strumenti più efficaci per bloccare l’ingresso delle imprese sospette prima che potessero danneggiare il mercato.
Più garantismo o più rischio?
Chi difende il nuovo sistema sostiene che eviterà abusi e proteggerà meglio i diritti delle imprese. Ma molti temono che la modifica indebolisca le difese dello Stato, proprio mentre sono in gioco fondi pubblici miliardari legati al Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).
Nel tentativo di semplificare le procedure, potremmo trovarci con meno controlli e più infiltrazioni, soprattutto in un settore delicato come la logistica e il trasporto merci.
Il confine tra legalità e zona grigia è sottile
Nel mondo dell’autotrasporto, ogni norma può avere effetti molto concreti. Qui il confine tra attività lecite e opacità può essere davvero sottile, e il rischio è che le imprese oneste si trovino a competere con chi gioca sporco. Per questo è fondamentale che lo Stato non smetta di agire in modo proattivo e non rinunci a strumenti di prevenzione efficaci.
Conclusione: semplificare sì, abbassare la guardia no
In definitiva, il nuovo emendamento potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato accelera i tempi burocratici, dall’altro potrebbe allentare una rete di controllo costruita con fatica negli anni, proprio nel momento in cui la pressione criminale è al massimo.
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Chi fa trasporti internazionali con mezzi pesanti ha una scadenza importante da segnare sul calendario: entro il 18 agosto 2025 sarà obbligatorio aggiornare il tachigrafo a bordo dei veicoli.
Ma facciamo chiarezza: cos’è il tachigrafo e perché va aggiornato?
Il tachigrafo è lo strumento che registra i tempi di guida, di riposo, le pause e le attività dei conducenti. Serve per garantire il rispetto delle regole europee sul lavoro degli autisti e per aumentare la sicurezza sulle strade. Ne esistono diverse versioni: la versione 1 (G2V1) è la prima generazione di tachigrafi digitali intelligenti, mentre la versione 2 (G2V2) è quella più recente e avanzata, prevista dal Pacchetto Mobilità europeo, con nuove funzioni per combattere le frodi e facilitare i controlli su strada.
Chi deve fare il “retrofit” e cosa significa?
Per retrofit si intende la sostituzione del vecchio dispositivo con il nuovo. Nello specifico:
Entro il 18 agosto 2025, dovranno aggiornare il tachigrafo alla versione 2 tutti i veicoli con massa superiore a 3,5 tonnellate, immatricolati dopo il 15 giugno 2019, utilizzati per trasporti internazionali, che ancora montano un tachigrafo V1.
I mezzi di peso superiore a 3,5 ton immatricolati dal 21 agosto 2023 in poi, che fanno trasporto internazionale, devono invece essere dotati già da subito del tachigrafo V2. Se non lo sono, il retrofit sarà obbligatorio dal 18 agosto 2025.
Per i mezzi con peso tra 2,5 e 3,5 tonnellate, usati nel trasporto internazionale, l’obbligo scatterà più avanti: dal 1° luglio 2026.
E per chi lavora solo in Italia?
Chi utilizza i propri veicoli solo per trasporto nazionale, può stare tranquillo: non c’è nessun obbligo immediato di sostituzione. In Italia, infatti, si potrà continuare a usare il tachigrafo V1, anche dopo la scadenza di agosto.
Il Ministero dell’Interno, con una circolare del 14 aprile 2025, ha confermato che nelle tratte italiane di un trasporto internazionale, è ammesso l’uso del tachigrafo V1 solo se il resto del tragitto oltreconfine avviene con un altro veicolo già dotato di V2. In questi casi, il conducente dovrà esibire una documentazione chiara – come la lettera di vettura – per dimostrare che il trasporto è regolare.
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Le piccole e medie imprese italiane che operano nell’industria e nella logistica sembrano ancora poco inclini a sfruttare le tecnologie avanzate, in particolar modo l’intelligenza artificiale (AI). Questo è quanto emerge dallo studio “Corridoi ed efficienza logistica dei territori” di Contship e Srm (Centro Studi di Intesa Sanpaolo), che ha analizzato 400 aziende manifatturiere di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, oltre a 100 imprese del settore logistico.
L’AI? Solo il 19% delle aziende ci sta pensando
Secondo il report, l’81% delle imprese non utilizza affatto l’intelligenza artificiale nelle proprie operazioni quotidiane. Solo il 19% sta valutando di adottarla o ha già iniziato a sperimentarla. Tra gli ostacoli principali ci sono l’incertezza sui reali benefici e la scarsa conoscenza delle applicazioni pratiche. Tuttavia, alcune aziende iniziano a intravedere i vantaggi: il 35% pensa che possa ridurre i costi, il 34% ritiene che migliori la qualità dei prodotti, mentre il 24% la vede come un’opportunità per marketing e vendite.
Automazione e robotica tra le tecnologie più testate
Le tecnologie più sperimentate dalle aziende sono la blockchain (30%), seguita da automazione e robotica (18%), sistemi di riconoscimento visivo (17%) e analisi dei big data (17%). Tuttavia, nel settore logistico, la situazione è ancora più arretrata: solo il 3% delle imprese ha in programma investimenti in AI, mentre il 27% sta testando l’automazione per migliorare l’efficienza operativa.
Gomma batte ferro: l’88% delle aziende sceglie ancora la strada
Un altro dato rilevante riguarda il trasporto delle merci: la stragrande maggioranza delle aziende (88%) continua a preferire il trasporto su gomma rispetto alla ferrovia. Solo il 12% delle imprese adotta una soluzione intermodale, combinando strada e ferrovia per ottimizzare i costi e ridurre l’impatto ambientale. I motivi? Secondo il 59% degli intervistati, il trasporto su gomma è più economico; il 21% lo sceglie per la maggiore flessibilità nei tempi di consegna e il 20% per la sicurezza e l’affidabilità del servizio.
Eppure, il 66% delle imprese riconosce che una maggiore intermodalità potrebbe aiutare a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni imposti dall’Unione Europea. Il problema, secondo gli esperti, è soprattutto culturale: serve un cambio di mentalità per considerare il trasporto intermodale come una vera alternativa sostenibile al “tutto gomma”.
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Il nuovo contratto nazionale di lavoro (CCNL) per trasporti, logistica e spedizioni ha cambiato alcune regole sugli appalti, cioè quando un’azienda affida un lavoro a un’altra impresa. L’obiettivo è rendere tutto più chiaro, sicuro e professionale.
Regole più severe sugli appalti
L’articolo 42 del CCNL dice che un’azienda di trasporti o logistica può affidare il lavoro solo a un’altra impresa dello stesso gruppo o consorzio, ma questa deve essere indicata chiaramente nel contratto.
Chi può ottenere un appalto?
Per poter gestire un appalto nel settore dei trasporti e della logistica, un’azienda deve rispettare alcune regole:
Essere professionale – Deve avere i mezzi giusti e non avere problemi con la legge.
Essere solida economicamente – Deve avere conti in ordine e un’organizzazione stabile.
Garantire sicurezza ai lavoratori – Deve avere un documento chiamato DVR, che indica i rischi del lavoro e come evitarli.
Pagare tasse e contributi – Deve avere tutti i documenti fiscali in regola, come il DURC (un certificato che dimostra che l’azienda ha pagato tutti i contributi INPS e INAIL per i lavoratori) e il DURF (un documento che certifica che l’azienda è in regola con il pagamento delle tasse. Serve soprattutto per chi lavora con la pubblica amministrazione o riceve pagamenti da altre aziende).
Se un’azienda non segue queste regole, può perdere l’appalto, soprattutto nei casi in cui:
Non versa i contributi per la pensione e l’assicurazione ai lavoratori.
Non applica le condizioni del contratto nazionale di lavoro (CCNL) ai dipendenti.
Non rispetta le norme di sicurezza sul lavoro.
Cosa cambia per le aziende?
Se un’impresa non applica correttamente il CCNL trasporti, logistica e spedizioni, il contratto di appalto può essere cambiato, ma bisogna avvisare prima i sindacati. Inoltre, queste nuove regole valgono anche quando cambia il fornitore per i servizi di distribuzione nelle città.
Quali sono gli obbiettivi di queste nuove regole?
Più trasparenza – Controlli più rigidi per evitare inganni e trucchi negli appalti.
Più sicurezza – Regole più chiare per proteggere chi lavora.
Meno irregolarità – Stop a chi non paga tasse e contributi come dovrebbe.
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Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato il Regolamento (UE) 2025/40 il 19 dicembre 2024, aggiornando le normative su imballaggi e rifiuti di imballaggio e sostituendo la Direttiva 94/62/CE. Queste nuove regole hanno un impatto diretto su logistica, supply chain e trasporti, e segnano un ulteriore passo verso un’economia più sostenibile, in linea con il Green Deal europeo e il Piano d’Azione per l’Economia Circolare.
Cosa prevede il nuovo regolamento?
Ambiente e Sostenibilità: Entro il 2030, tutti gli imballaggi sul mercato europeo dovranno essere riciclabili o riutilizzabili in modo economicamente sostenibile.
Riduzione della Plastica Vergine: Saranno introdotte percentuali minime di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica, per ridurre il consumo di plastica vergine.
Design Green: Le aziende dovranno adottare criteri di progettazione che facilitino il riciclo e riducano l’impiego di sostanze nocive.
Adeguamento del Settore Logistico: Il trasporto e la gestione degli imballaggi dovranno rispettare nuove specifiche, per migliorare l’efficienza della supply chain, ovvero l’insieme di processi e soggetti coinvolti nella produzione, distribuzione e consegna di un prodotto, dalla materia prima fino al cliente finale..
Etichettatura Armonizzata: Un sistema di etichettatura uniforme aiuterà consumatori e operatori a differenziare i rifiuti, facilitando il riciclo.
Le aziende avranno tempo fino al 12 agosto 2026 per adeguarsi alle nuove regole, mentre il regolamento diventerà operativo a partire dall’11 febbraio 2025.
Un cambiamento che fa la differenza! Queste norme rappresentano un importante tassello per una logistica più green e sostenibile, promuovendo una gestione responsabile dei rifiuti di imballaggio e contribuendo a ridurre l’impatto ambientale dell’intera filiera. Il settore della logistica dovrà rinnovarsi e adattarsi a questi standard, offrendo nuove opportunità per migliorare l’efficienza e l’eco-sostenibilità.
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La Commissione Europea ha lanciato un importante chiarimento riguardo ai controlli sui tempi di guida e di riposo dei conducenti. In sostanza, i conducenti sono ora obbligati a presentare le registrazioni delle loro attività, sia del giorno corrente che degli ultimi 56 giorni, durante i controlli stradali.
Cosa c’è di nuovo?
Tachigrafi e memoria: Le carte tachigrafiche rilasciate prima di agosto 2023 potrebbero non avere memoria sufficiente per registrare tutte le attività degli ultimi 56 giorni, a causa dei frequenti cambi di attività.
Tre opzioni per essere in regola:
Conservare registrazioni o stampe delle attività per il periodo richiesto.
Le imprese devono assicurarsi che i conducenti forniscano copie dei dati scaricati durante i controlli.
Gli Stati membri possono richiedere la sostituzione di alcune carte, in linea con il Regolamento (UE) n. 165/2014.
Tachigrafo digitale intelligente di seconda generazione: Dal 1° gennaio, tutti i veicoli in uno Stato membro diverso da quello di immatricolazione dovranno essere dotati di questo dispositivo. La sostituzione dei tachigrafi di prima generazione è prevista fino al 18 agosto 2025. Questi nuovi tachigrafi registrano automaticamente gli attraversamenti di frontiera, eliminando la necessità di inserimenti manuali, e facilitano i controlli delle autorità.
Un ulteriore dettaglio da non perdere: La carta del conducente deve essere rilasciata nel Paese di residenza. Chi opera secondo l’AETR (Accordo Europeo relativo ai Trasporti Internazionali su Strada) seguirà le relative regole, mentre i conducenti di imprese europee dovranno conformarsi al Regolamento (UE) 165/2014, che stabilisce anche la residenza normale nel paese in cui lavorano. Paesi come Regno Unito, Norvegia, Liechtenstein, Islanda e Svizzera adottano norme simili, mentre anche Bosnia Erzegovina, Serbia e Ucraina stanno avanzando in questo ambito.
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