Il 20 ottobre, presso la Prefettura di Milano, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontra le associazioni dell’autotrasporto, con la presenza anche delle delegazioni di Sicilia, Calabria e Puglia dopo le proteste dei giorni scorsi.
Per le aziende del settore è fondamentale fare chiarezza: cosa è possibile incassare subito e cosa invece richiederà tempi più lunghi?
1. Credito d’imposta gasolio: manca solo la data per usarlo
Per il bonus carburante da marzo ad agosto 2026 (riservato ai veicoli Euro V ed Euro VI), la procedura è quasi conclusa. Gli importi approvati sono già visibili sulla piattaforma.
Cosa si ottiene subito: Il Ministero deve solo fissare la data ufficiale di accredito nel cassetto fiscale e il codice tributo per iniziare le compensazioni.
Cosa richiede tempo: La richiesta di altri 400 milioni di euro per coprire a fine anno le spese di carburante necessita dell’approvazione del Ministero dell’Economia e di un nuovo provvedimento di legge.
2. Sea Modal Shift: i soldi arrivano a novembre
Sui contributi per l’intermodalità marittima (fondamentali per le aziende di Sicilia e Sardegna) la situazione è chiara:
I fondi previsti ci sono: I pagamenti relativi alla prima annualità sono confermati e l’accredito dei saldi è previsto entro novembre.
Il problema reale: Il fondo attuale copre solo una minima parte della domanda delle imprese. Le associazioni chiedono di destinare in modo fisso una parte delle tasse europee sulle emissioni (ETS) per finanziare il trasporto via mare.
3. Mezzi Euro IV e contratti non scritti: i nodi da sciogliere
Chi ha mezzi più vecchi: Il credito d’imposta esclude chi viaggia con veicoli Euro IV o inferiori. Servono misure temporanee per evitare che queste piccole aziende restino stritolate dal caro-gasolio.
Prezzi e committenza: Le regole sugli adeguamenti del prezzo del carburante esistono, ma i vettori più piccoli spesso non riescono ad applicarle per paura di perdere il cliente. Serve una clausola carburante davvero automatica e non negoziabile.
I punti concreti che contano per le imprese
Più che da annunci generici, il successo dell’incontro si misurerà su risposte precise:
Data certa e codice tributo per il credito d’imposta.
Calendario definitivo dei saldi Sea Modal Shift.
Fondi certi per coprire i costi di carburante di fine anno.
Meccanismo automatico per scaricare l’aumento del gasolio sui committenti.
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Le verifiche di sicurezza sui guardrail di A18 e A20 riaprono il dibattito sui rallentamenti nell’Isola. Il CAS rassicura: «Nessun nuovo limite generalizzato», ma per gli autotrasportatori i tempi di percorrenza restano un’incognita.
Viaggiare in autostrada a 60 chilometri orari? Per chi lavora al volante, trasporta merci da un capo all’altro della Sicilia o deve raggiungere i porti per gli imbarchi, è uno scenario che fa tremare le vene ai polsi.
Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità di introdurre questo limite sui tratti della A18 (Messina-Catania) e della A20 (Messina-Palermo). L’idea nasce dai controlli di sicurezza sulle infrastrutture: abbassare la velocità permetterebbe di mantenere la strada aperta mentre si svolgono i lavori di manutenzione.
Ma qual è la situazione reale al momento? Facciamo chiarezza.
Nessun nuovo limite fisso (per ora), ma i controlli continuano
Il 9 ottobre il CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) ha chiarito la situazione: non è stato introdotto alcun nuovo limite generalizzato di 60 km/h su tutta la rete. Si continuerà a viaggiare con le restrizioni già esistenti e segnalate in cantiere.
Il Ministero delle Infrastrutture, tuttavia, ha confermato che ridurre la velocità a 60 km/h resta una misura tecnica possibile da parte del concessionario per gestire i rischi, soprattutto a causa di guardrail e barriere di protezione vecchie o da sostituire.
In sintesi: nessun blocco immediato a 60 km/h ovunque, ma i problemi di sicurezza esistono e vanno risolti.
Cosa cambia concretamente per chi guida e trasporta?
Anche se si trattasse di limitazioni temporanee o solo su alcuni tratti, i rallentamenti per i camionisti hanno un costo molto alto in termini di tempo e organizzazione:
Aumento dei tempi di viaggio: Fare 100 km a 60 km/h anziché a 80 km/h significa impiegare 25 minuti in più. Un ritardo che, moltiplicato per più tratte, sballa orari di consegna, coincidenze con i traghetti e turni di guida degli autisti.
Impatto sui costi d’impresa: I ritardi nella logistica si traducono in maggior consumo di carburante e in una gestione più complessa dei contratti con i clienti.
I fondi ci sono, ora servono i cantieri
La Regione Sicilia ha già stanziato 13,3 milioni di euro per avviare 14 interventi di manutenzione urgente.
La richiesta del settore dell’autotrasporto è semplice: servono tempi certi. Gli operatori hanno bisogno di sapere con chiarezza dove ci saranno i cantieri, perché si deve rallentare e quando i lavori saranno conclusi. Garantire la sicurezza è fondamentale, ma serve farlo senza paralizzare l’economia e la mobilità dell’isola.
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Per la prima volta dopo 12 anni, l’autotrasporto italiano si presenta unito alle Istituzioni. Al centro della discussione: controlli più severi sui committenti, aumento automatico delle tariffe se sale il carburante e arrivo della lettera di vettura digitale.
L’8 e il 9 ottobre 2026 si sono chiusi a Roma gli Stati Generali dell’Autotrasporto. Un appuntamento fondamentale che ha visto riuniti 92 delegati appartenenti a 11 diverse associazioni di categoria (tra cui ANITA, ASSOTIR, CNA Fita, Confartigianato Trasporti, FAI, FIAP, Trasportounito e altre).
Il dato più importante? Per la prima volta dopo più di dieci anni, un settore spesso diviso ha trovato una voce comune e ha firmato un documento condiviso da presentare al Governo e alle istituzioni europee per difendere il lavoro delle imprese di trasporto.
Ecco, punto per punto e con parole semplici, quali sono i nodi principali emersi dall’incontro e cosa potrebbero cambiare per il lavoro di tutti i giorni.
1. Più controlli per chi commette irregolarità (e non solo sui camionisti)
Oggi gran parte delle responsabilità e delle sanzioni ricade quasi sempre sulle spalle del trasportatore. L’alleanza tra le associazioni chiede un cambio di rotta:
Controlli anche sui committenti: Verificare che le aziende che danno il carico rispettino le regole sui tempi di pagamento, sui limiti al subappalto (subvezione) e sui tempi d’attesa per il carico e lo scarico delle merci.
Verifiche fiscali con l’Agenzia delle Entrate: Controllare chi si iscrive all’Albo degli Autotrasportatori per fermare la concorrenza sleale di chi lavora al ribasso senza rispettare la legge.
L’obiettivo è chiaro: la responsabilità deve essere di tutta la filiera, non solo di chi sta al volante.
2. Caro-carburante: adeguamento delle tariffe più veloce e automatico
Il prezzo del gasolio resta una delle uscite più pesanti per chi ha un’azienda di trasporto. Quando il carburante sale all’improvviso, recuperare quei soldi dai committenti è spesso un’impresa titanica.
Le associazioni chiedono che la clausola di adeguamento dei prezzi sia automatica, chiara e tempestiva. Se il carburante aumenta, la tariffa di trasporto deve aggiornarsi subito, riducendo le discussioni con i clienti. Inoltre, questo sistema dovrà essere adattato anche per chi utilizzerà camion a gas o elettrici.
3. Addio alla carta: arriva la Lettera di Vettura Elettronica (eCMR)
Tra le proposte principali c’è la transizione verso la documentazione digitale di viaggio anche per i trasporti nazionali, con un piano di circa due anni.
I vantaggi: Meno documenti cartacei su cui fare errori, maggiore chiarezza sui passaggi di consegne e sanzioni evitate grazie alla tracciabilità digitale dei carichi.
La richiesta delle associazioni: I nuovi strumenti digitali dovranno essere facili da usare, integrati con i sistemi europei e senza costi eccessivi che andrebbero a pesare sulle piccole imprese.
Nello stesso pacchetto si chiede anche di rivedere il calendario dei divieti di circolazione del fine settimana, adattandolo alle reali esigenze della logistica moderna.
4. Più forza a Bruxelles prima che arrivino le leggi europee
Gran parte delle norme che condizionano la vita degli autotrasportatori (tempi di guida e riposo, transizione ecologica, emissioni) nascono in Europa. Spesso le imprese italiane si trovano ad adattarsi a leggi già approvate che mal si adattano alla nostra realtà.
Per questo verrà creato un gruppo di lavoro permanente presso il Comitato Centrale dell’Albo per seguire le leggi europee mentre vengono scritte, chiedendo maggiore flessibilità sui tempi di guida e fondi pluriennali per aiutare le aziende nel rinnovo dei veicoli.
In conclusione
Il messaggio arrivato dagli Stati Generali è chiaro: l’autotrasporto non è un settore qualsiasi e ha bisogno di regole su misura. Ora la palla passa alle Istituzioni, chiamate a trasformare queste richieste in norme concrete per dare ossigeno e tutela alle imprese del settore.
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Nei primi nove mesi del 2026 le immatricolazioni aumentano, ma il merito è quasi tutto dei trattori. Frenano i carri e i veicoli leggeri, mentre l’Europa corre più veloce dell’Italia (soprattutto sull’elettrico).
Il mercato dei camion in Italia mostra un segno positivo (+3% nei primi nove mesi dell’anno), ma a guardare bene i numeri la situazione non è uguale per tutti. Più che una ripresa generale, stiamo assistendo a un mercato che viaggia a due velocità diverse.
I numeri in sintesi: chi sale e chi scende
A trainare le vendite sono quasi esclusivamente i trattori stradali (i mezzi pesanti destinati a tirare i semirimorchi), mentre gli altri segmenti fanno fatica:
Trattori stradali:+13,3% (oltre 1.300 mezzi immatricolati in più rispetto all’anno scorso).
Carri rigidi (sopra le 16 tonnellate):-7,6% (oltre 500 mezzi in meno).
Furgoni e camioncini leggeri (fino a 6 tonnellate):-23%, a dimostrazione della prudenza nelle piccole consegne e nella distribuzione locale.
Senza la forte richiesta di trattori stradali, il mercato complessivo sarebbe in perdita del 6,6%. In sostanza, le grandi aziende che lavorano sulle lunghe distanze sono tornate a investire per rinnovare i propri mezzi, mentre chi si occupa di trasporti locali o lavori specifici sta rimandando gli acquisti.
Siamo davvero tornati ai livelli di prima?
Non ancora. Anche se il +3% di quest’anno fa ben sperare, bisogna ricordare che nel 2025 c’era stato un calo pesante (-7,9%). Rispetto al 2024, le immatricolazioni totali restano ancora inferiori di circa il 5%. La ripresa, quindi, c’è ma procede a piccoli passi.
Italia vs Europa: il ritardo sui camion elettrici
Se guardiamo fuori dai nostri confini, l’Europa sta viaggiando a un ritmo più sostenuto (+9,8% di immatricolazioni nella prima metà dell’anno).
La differenza più grande si nota sui camion elettrici e ricaricabili:
In Europa: le vendite di veicoli industriali elettrici crescono del +47,7%.
In Italia: le immatricolazioni di elettrici sono crollate del -48,9% (appena 192 mezzi venduti in totale).
Il gasolio continua a farla da padrone, rappresentando oltre il 92% dei camion venduti in tutta Europa.
Cosa serve per far ripartire il settore?
Per sbloccare gli investimenti delle aziende di autotrasporto restano aperti due nodi fondamentali:
Il Fondo da 590 milioni di euro: È il fondo statale destinato al rinnovo del parco veicolari. A distanza di un anno dal suo annuncio manca ancora il decreto d’attuazione. Senza regole certe su come richiedere i contributi, molte imprese preferiscono rinviare l’acquisto di nuovi mezzi.
Pedaggi e direttiva Eurovignette: Si attende il recepimento delle norme europee che permetteranno di scontare i pedaggi autostradali (fino al 75% o con esenzione totale) per i camion a basse o zero emissioni. Un risparmio sui costi di viaggio che renderebbe più conveniente acquistare mezzi di nuova generazione.
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La Calabria è diventata uno dei principali fronti della protesta contro il caro carburante. Negli ultimi giorni agricoltori, autotrasportatori e altre categorie produttive hanno organizzato presìdi in diversi punti della regione, da Firmo a Spezzano Albanese, da Davoli a Pizzo e San Marco Argentano.
Il presidio sulla Statale 106 a Davoli si è concluso il 4 ottobre, ma altre iniziative sono proseguite sul territorio. Per l’autotrasporto, però, il problema va oltre il prezzo del gasolio: sono in gioco la sostenibilità dei costi di esercizio, le tariffe di trasporto e la possibilità per le imprese di trasferire gli aumenti del carburante sui propri servizi.
La Regione mette sul tavolo 15 milioni
Nel pieno della protesta, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha annunciato uno stanziamento straordinario di 15 milioni di euro per contrastare gli effetti del caro carburante.
La misura dovrebbe essere inserita nell’assestamento di bilancio e riguarda un insieme più ampio di categorie che utilizzano mezzi per lavorare, compresi trattori, camion e automobili.
È però importante fare una precisazione: i 15 milioni non sono stati annunciati come un fondo destinato esclusivamente all’autotrasporto.
La dotazione complessiva dovrà infatti essere successivamente accompagnata dalla definizione dei codici ATECO interessati e delle modalità di erogazione. Restano quindi da chiarire diversi aspetti: quali imprese potranno accedere al contributo, quale quota sarà destinata all’autotrasporto, quale periodo di acquisto del carburante verrà considerato, come sarà calcolato l’aiuto, quali documenti saranno necessari e quando arriveranno effettivamente le risorse.
Fino a quando questi elementi non saranno definiti, per le imprese di autotrasporto non è ancora possibile quantificare il beneficio economico concreto.
Le richieste degli autotrasportatori
Lo stanziamento regionale rappresenta una prima risposta, ma non ha fermato la mobilitazione.
Tra le richieste avanzate dal comparto figura innanzitutto un contributo straordinario di 40 centesimi per ogni litro di carburante acquistato in Calabria.
Gli autotrasportatori chiedono inoltre:
esenzione dal bollo per tre anni per i veicoli superiori a 3,5 tonnellate
una sanatoria per i debiti pregressi, accompagnata da una lunga rateizzazione
una riduzione dell’IRAP regionale per le imprese del comparto logistico
Ma la richiesta più strutturale riguarda il rapporto tra costi e tariffe.
Il settore chiede infatti un sistema che colleghi i costi minimi di esercizio alle variazioni del prezzo del carburante, attraverso un meccanismo di adeguamento automatico delle tariffe. Tra le ipotesi avanzate c’è anche un controllo automatizzato della congruità dei corrispettivi attraverso il Sistema di Interscambio della fatturazione elettronica.
Il nodo centrale: chi paga l’aumento del gasolio?
È questo il punto che va oltre la Calabria.
Quando il prezzo del diesel aumenta rapidamente e la tariffa del trasporto rimane invariata, il maggior costo finisce per comprimere il margine dell’impresa. Un contributo pubblico può quindi offrire un sostegno nell’immediato, ma non risolve il problema alla radice.
La questione riguarda soprattutto il fuel surcharge, cioè la possibilità di adeguare il corrispettivo del trasporto alle variazioni del prezzo del carburante.
È proprio qui che emerge la differenza tra un intervento emergenziale e una soluzione strutturale: i 15 milioni possono aiutare le imprese ad assorbire una parte dell’aumento dei costi, ma non modificano il meccanismo con cui il caro gasolio viene trasferito lungo la filiera.
Dal 9 ottobre resta il fermo dell’autotrasporto
Nel frattempo rimane confermato un altro appuntamento importante.
Il calendario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti indica infatti il fermo del trasporto merci conto terzi per 120 ore, dalle 00:01 del 9 ottobre alle 24:00 del 13 ottobre 2026.
La protesta era stata proclamata il 24 settembre e, alla luce delle tensioni delle ultime settimane, l’incontro con la Regione e la definizione concreta delle misure di sostegno diventano particolarmente importanti.
Calabria, una crisi che parla a tutto il settore
Quello che sta accadendo in Calabria non riguarda soltanto una singola regione.
Il caro gasolio ha riportato in primo piano una questione che interessa l’intero autotrasporto: chi deve sostenere l’aumento dei costi quando cresce rapidamente il prezzo dell’energia necessaria per effettuare il trasporto?
Lo stanziamento regionale rappresenta un primo intervento concreto, ma la sua efficacia potrà essere valutata soltanto quando saranno definiti beneficiari, ripartizione delle risorse, criteri di calcolo e tempi di pagamento.
Per le imprese di autotrasporto, quindi, la vera partita non è ancora soltanto sui 15 milioni annunciati, ma su quanta parte di quelle risorse arriverà effettivamente alle aziende e con quali modalità.
Perché tra uno stanziamento annunciato e un sostegno che entra realmente nella disponibilità finanziaria di un’impresa c’è una differenza fondamentale: il meccanismo attraverso cui le risorse vengono trasformate in liquidità.
Ed è proprio su questo terreno che si gioca ora il confronto tra la Regione Calabria e il mondo dell’autotrasporto.
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