Nei primi nove mesi del 2026 le immatricolazioni aumentano, ma il merito è quasi tutto dei trattori. Frenano i carri e i veicoli leggeri, mentre l’Europa corre più veloce dell’Italia (soprattutto sull’elettrico).
Il mercato dei camion in Italia mostra un segno positivo (+3% nei primi nove mesi dell’anno), ma a guardare bene i numeri la situazione non è uguale per tutti. Più che una ripresa generale, stiamo assistendo a un mercato che viaggia a due velocità diverse.
I numeri in sintesi: chi sale e chi scende
A trainare le vendite sono quasi esclusivamente i trattori stradali (i mezzi pesanti destinati a tirare i semirimorchi), mentre gli altri segmenti fanno fatica:
- Trattori stradali: +13,3% (oltre 1.300 mezzi immatricolati in più rispetto all’anno scorso).
- Carri rigidi (sopra le 16 tonnellate): -7,6% (oltre 500 mezzi in meno).
- Furgoni e camioncini leggeri (fino a 6 tonnellate): -23%, a dimostrazione della prudenza nelle piccole consegne e nella distribuzione locale.
Senza la forte richiesta di trattori stradali, il mercato complessivo sarebbe in perdita del 6,6%. In sostanza, le grandi aziende che lavorano sulle lunghe distanze sono tornate a investire per rinnovare i propri mezzi, mentre chi si occupa di trasporti locali o lavori specifici sta rimandando gli acquisti.
Siamo davvero tornati ai livelli di prima?
Non ancora. Anche se il +3% di quest’anno fa ben sperare, bisogna ricordare che nel 2025 c’era stato un calo pesante (-7,9%). Rispetto al 2024, le immatricolazioni totali restano ancora inferiori di circa il 5%. La ripresa, quindi, c’è ma procede a piccoli passi.
Italia vs Europa: il ritardo sui camion elettrici
Se guardiamo fuori dai nostri confini, l’Europa sta viaggiando a un ritmo più sostenuto (+9,8% di immatricolazioni nella prima metà dell’anno).
La differenza più grande si nota sui camion elettrici e ricaricabili:
- In Europa: le vendite di veicoli industriali elettrici crescono del +47,7%.
- In Italia: le immatricolazioni di elettrici sono crollate del -48,9% (appena 192 mezzi venduti in totale).
Il gasolio continua a farla da padrone, rappresentando oltre il 92% dei camion venduti in tutta Europa.
Cosa serve per far ripartire il settore?
Per sbloccare gli investimenti delle aziende di autotrasporto restano aperti due nodi fondamentali:
- Il Fondo da 590 milioni di euro: È il fondo statale destinato al rinnovo del parco veicolari. A distanza di un anno dal suo annuncio manca ancora il decreto d’attuazione. Senza regole certe su come richiedere i contributi, molte imprese preferiscono rinviare l’acquisto di nuovi mezzi.
- Pedaggi e direttiva Eurovignette: Si attende il recepimento delle norme europee che permetteranno di scontare i pedaggi autostradali (fino al 75% o con esenzione totale) per i camion a basse o zero emissioni. Un risparmio sui costi di viaggio che renderebbe più conveniente acquistare mezzi di nuova generazione.
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Fonte Uomini e Trasporti
