Autotrasporto europeo, cresce la concentrazione: migliaia di imprese escono dal mercato

Autotrasporto europeo, cresce la concentrazione: migliaia di imprese escono dal mercato

L’autotrasporto europeo sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Mentre i grandi gruppi continuano a rafforzarsi, migliaia di piccole e medie imprese faticano a restare sul mercato. È il quadro che emerge dall’analisi pubblicata da Uomini e Trasporti, che mette a confronto l’evoluzione del settore in diversi Paesi europei: una crescita sempre più concentrata nelle mani di pochi operatori, accompagnata dalla progressiva scomparsa di molte aziende storiche.

Un settore sempre più concentrato

In Italia il fenomeno è evidente. Secondo il rapporto 100 numeri per capire l’autotrasporto, presentato durante il Transpotec Logitec 2026, appena 1.068 imprese generano 17,4 miliardi di euro di fatturato, pari a circa un terzo dell’intero settore, controllando oltre il 32% dei veicoli circolanti.

Dietro questi numeri si nasconde però una realtà meno positiva. Le imprese attive nel trasporto merci su strada sono scese a poco più di 76.000, contro le oltre 96.000 di dieci anni fa. Oltre 20.000 aziende hanno quindi lasciato il mercato nell’ultimo decennio, con una perdita di più di 4.500 imprese solo negli ultimi due anni.

Più che una crisi improvvisa, si tratta di una selezione progressiva: l’aumento dei costi di gestione, dei pedaggi, del carburante, del lavoro e degli investimenti tecnologici rende sempre più difficile la sopravvivenza delle realtà meno strutturate.

Belgio, Francia e Germania: la crisi è ancora più evidente

Se in Italia il ridimensionamento è graduale, in altri Paesi europei il fenomeno assume dimensioni ancora più marcate.

In Belgio, nel 2025 sono fallite 413 imprese di autotrasporto, il dato più alto mai registrato. Il 2026 non ha invertito la tendenza: già nel primo trimestre sono state dichiarate insolventi 301 aziende, mentre l’intero comparto trasporti e logistica ha continuato a registrare numeri particolarmente elevati.

Emblematico il caso dello storico gruppo Ziegler, attivo da oltre un secolo, entrato in crisi e successivamente ceduto a diversi operatori logistici.

Anche la Francia continua a registrare una situazione difficile. Secondo le associazioni di categoria, ogni giorno lavorativo circa dieci aziende di trasporto dichiarano insolvenza, mentre nei primi mesi del 2026 il numero dei fallimenti è ulteriormente aumentato.

In Germania il settore dei trasporti e della logistica presenta oggi il più alto tasso di insolvenza tra tutti i comparti economici, confermando come le difficoltà interessino ormai gran parte del mercato europeo.

Perché sempre più aziende escono dal mercato

La crescita dei volumi di trasporto non basta più a garantire la redditività delle imprese.

Le aziende devono confrontarsi con costi sempre più elevati, margini ridotti, investimenti obbligati nella digitalizzazione, nella sostenibilità e nel rinnovo delle flotte. Chi dispone di maggiori risorse finanziarie riesce ad assorbire queste trasformazioni; le imprese più piccole, invece, incontrano maggiori difficoltà nel mantenere la propria competitività.

Per questo motivo il mercato tende progressivamente a concentrarsi, con fusioni, acquisizioni e una presenza sempre più forte dei grandi operatori logistici.

L’Italia resiste, ma il numero delle imprese continua a diminuire

Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia presenta un numero di fallimenti relativamente contenuto. Tuttavia il dato va interpretato correttamente.

Molte aziende non arrivano infatti a procedure fallimentari, ma scelgono di cessare l’attività o vengono assorbite da operatori più strutturati. Il risultato finale, però, è lo stesso: il numero complessivo delle imprese continua a ridursi.

Parallelamente crescono le società di capitali, mentre diminuiscono le imprese individuali e i cosiddetti “padroncini”, protagonisti storici del trasporto merci italiano.

Una trasformazione destinata a proseguire

L’autotrasporto europeo sta vivendo una fase di profondo cambiamento. La concentrazione del mercato sembra destinata a proseguire e le aziende saranno chiamate a investire sempre di più in organizzazione, tecnologia, digitalizzazione ed efficienza per restare competitive.

Per le imprese del settore la sfida non sarà soltanto trasportare merci, ma costruire modelli di business capaci di resistere a un mercato sempre più selettivo, dove dimensione, solidità finanziaria e capacità di innovare fanno ormai la differenza.

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Fonte: Uomini e Trasporti

Cronotachigrafo e velocità: la Cassazione amplia il valore dei dati nei controlli su strada

Cronotachigrafo e velocità: la Cassazione amplia il valore dei dati nei controlli su strada

Il cronotachigrafo non serve più soltanto a verificare tempi di guida, pause e riposi. Secondo una recente ordinanza della Corte di Cassazione, i dati registrati dal dispositivo possono essere utilizzati anche come elemento di prova per accertare eventuali eccessi di velocità. Una decisione destinata ad avere un impatto concreto sull’autotrasporto, perché rafforza il ruolo del tachigrafo nei controlli su strada e richiama le imprese a una gestione ancora più attenta delle informazioni registrate.

La sentenza della Cassazione

Con l’ordinanza n. 19147 dell’11 giugno 2026, la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un’impresa di autotrasporto sanzionata dopo che, dall’analisi dei dati del cronotachigrafo, era emerso che un autoarticolato aveva viaggiato a 96 km/h, superando il limite di 90 km/h previsto dal limitatore di velocità.

L’azienda aveva contestato la multa sostenendo che il tachigrafo fosse uno strumento destinato esclusivamente al controllo dei tempi di guida e di riposo e che, quindi, non potesse essere utilizzato per accertare violazioni relative alla velocità.

La Cassazione, però, ha respinto questa interpretazione.

I dati del tachigrafo possono diventare una prova

Secondo i giudici, il Regolamento (UE) 165/2014 attribuisce al cronotachigrafo anche la funzione di registrare il movimento del veicolo e la sua velocità. Per questo motivo, le informazioni raccolte possono essere consultate dalle autorità competenti durante i controlli.

Anche la normativa europea sui controlli nel trasporto su strada prevede che le registrazioni del tachigrafo possano essere utilizzate per verificare eventuali superamenti dei limiti di velocità.

Inoltre, l’articolo 142 del Codice della Strada consente già di utilizzare, come fonte di prova, non solo gli strumenti di rilevazione della velocità omologati, ma anche le registrazioni del cronotachigrafo.

Per la Corte, quindi, non esiste alcuna incompatibilità tra la normativa italiana e quella europea.

Non è un autovelox, ma il suo peso aumenta

La sentenza non trasforma il cronotachigrafo in un autovelox.

La Cassazione precisa infatti che i dati registrati non producono automaticamente una sanzione. Possono però essere utilizzati come elemento di prova, purché siano acquisiti e valutati correttamente.

Questo significa che ogni accertamento dovrà comunque verificare diversi aspetti tecnici, tra cui:

  • la corretta identificazione del veicolo e del conducente
  • il regolare funzionamento del tachigrafo
  • la corretta taratura dell’apparecchio
  • l’assenza di anomalie o malfunzionamenti
  • l’applicazione delle tolleranze tecniche previste dalla normativa europea

Proprio queste tolleranze potrebbero assumere un ruolo decisivo quando il superamento del limite risulta minimo o vicino alle soglie consentite.

Cosa cambia per le imprese di autotrasporto

La decisione della Cassazione rappresenta un segnale importante per tutto il settore.

Il cronotachigrafo non deve più essere considerato soltanto un obbligo amministrativo, ma uno strumento di gestione aziendale. Limitarsi a scaricare e conservare i dati potrebbe non essere più sufficiente.

Le imprese dovrebbero analizzare con regolarità i report tachigrafici per individuare eventuali anomalie, superamenti di velocità o comportamenti di guida non conformi, intervenendo prima che questi possano trasformarsi in una contestazione durante un controllo.

Diventa quindi ancora più importante investire in:

  • monitoraggio periodico dei dati tachigrafici;
  • manutenzione e verifica degli apparecchi;
  • controllo del corretto funzionamento dei limitatori di velocità;
  • formazione continua degli autisti;
  • procedure interne dedicate alla sicurezza e alla compliance.

Più controlli digitali, più attenzione ai dati

Negli ultimi anni i controlli nel settore dell’autotrasporto stanno diventando sempre più digitali e documentali. In questo scenario, i dati registrati dal cronotachigrafo assumono un valore crescente.

Se da un lato possono rappresentare un’importante tutela per le aziende che operano nel rispetto delle regole, dall’altro possono diventare un elemento determinante durante un accertamento quando evidenziano comportamenti non conformi.

Un segnale da non sottovalutare

L’ordinanza della Cassazione non introduce nuovi obblighi, ma chiarisce il valore probatorio di informazioni che il cronotachigrafo registra già ogni giorno.

Per le imprese dell’autotrasporto significa adottare un approccio più evoluto nella gestione dei dati: non solo conservarli, ma analizzarli, interpretarli e utilizzarli come strumento di prevenzione.

In un settore sempre più orientato ai controlli digitali, una gestione attenta del cronotachigrafo può contribuire a migliorare sicurezza, organizzazione aziendale e conformità normativa. Ignorare questi dati, invece, potrebbe rivelarsi un errore proprio nel momento in cui vengono richiesti durante un controllo.

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Fonte Truck24

Logistica, mancano 60.000 lavoratori: l’intelligenza artificiale può aiutare, ma non sostituire le persone

Logistica, mancano 60.000 lavoratori: l’intelligenza artificiale può aiutare, ma non sostituire le persone

La logistica italiana continua a crescere e oggi rappresenta un settore che vale oltre 111 miliardi di euro. Ma dietro questi numeri si nasconde un problema sempre più difficile da ignorare: la mancanza di personale qualificato.

Secondo l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, il comparto registra una carenza di circa 60.000 lavoratori, un vuoto che rischia di rallentare la crescita delle imprese e di mettere sotto pressione l’intera filiera della distribuzione delle merci.

Il tema è stato al centro di Innovalab 2026, l’evento organizzato da Due Torri Spa, dove aziende ed esperti hanno discusso del futuro della logistica e del ruolo che l’intelligenza artificiale potrà avere nei prossimi anni.

La logistica cresce, ma trovare personale è sempre più difficile

Negli ultimi quindici anni il settore è cambiato profondamente.

Se nel 2009 operavano circa 114.500 aziende, oggi sono poco meno di 78.000, ma con una dimensione molto più strutturata e un fatturato complessivo passato da 71,2 a 111,2 miliardi di euro.

Anche la logistica affidata a operatori specializzati, il cosiddetto outsourcing, continua ad aumentare. Sempre più aziende scelgono infatti di affidare trasporto, magazzino e distribuzione a imprese esterne specializzate, rendendo il settore ancora più strategico per l’economia italiana.

Parallelamente, però, cresce la difficoltà nel reperire figure professionali preparate: non soltanto autisti, ma anche responsabili di magazzino, pianificatori dei trasporti, tecnici e operatori specializzati.

Costi in aumento e margini sempre più ridotti

Alla carenza di personale si aggiunge un altro problema: i costi continuano a crescere.

Negli ultimi anni sono aumentati il costo del denaro, quello dell’energia e quello della manodopera, mentre i margini delle aziende restano contenuti.

Per questo motivo le imprese sono chiamate a migliorare l’efficienza senza rinunciare alla qualità del servizio, una sfida sempre più complessa in un mercato altamente competitivo.

L’intelligenza artificiale non sostituirà i lavoratori

Secondo gli esperti intervenuti a Innovalab 2026, la risposta non consiste nel sostituire le persone con l’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è utilizzare questa tecnologia per eliminare le attività più ripetitive, velocizzare i processi e supportare chi lavora ogni giorno nella gestione delle operazioni.

L’intelligenza artificiale può, ad esempio, aiutare a pianificare i trasporti, ottimizzare i percorsi, prevedere eventuali ritardi, organizzare meglio il magazzino e analizzare grandi quantità di dati in pochi secondi.

In questo modo il personale può dedicarsi alle attività che richiedono esperienza, capacità decisionale e rapporto con clienti e fornitori.

Tecnologia e persone devono lavorare insieme

Sempre più aziende stanno adottando il modello definito “human in the loop”, cioè un sistema nel quale l’intelligenza artificiale affianca il lavoro umano senza sostituirlo.

La tecnologia svolge le operazioni più ripetitive e automatiche, mentre le decisioni più importanti restano nelle mani delle persone.

Secondo le previsioni degli esperti, nei prossimi tre anni l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella logistica continuerà a crescere, contribuendo ad aumentare la produttività dei lavoratori e a migliorare l’organizzazione delle imprese.

Una sfida decisiva anche per l’autotrasporto

Per il mondo dell’autotrasporto il messaggio è chiaro: il futuro non dipenderà solo dall’acquisto di nuovi camion o dall’introduzione di tecnologie sempre più avanzate.

La vera sfida sarà riuscire ad attrarre nuove professionalità, formare il personale e utilizzare gli strumenti digitali per rendere il lavoro più efficiente, senza perdere il valore dell’esperienza umana.

L’intelligenza artificiale può diventare un alleato prezioso, ma il capitale più importante continueranno a essere le persone che ogni giorno fanno funzionare la logistica e il trasporto merci.

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Fonte Uomini e Trasporti

Logistica immobiliare in crescita: investimenti record e sempre più interesse dall’estero

Logistica immobiliare in crescita: investimenti record e sempre più interesse dall’estero

La logistica italiana continua ad attirare capitali. Nel primo semestre del 2026 gli investimenti nel settore immobiliare logistico hanno raggiunto quasi 1,2 miliardi di euro, con un aumento del 50% rispetto allo stesso periodo del 2025. È il miglior risultato degli ultimi quattro anni e conferma quanto magazzini, centri logistici e piattaforme distributive siano diventati strategici per gli investitori internazionali.

A evidenziarlo è il Team Research di Dils, secondo cui anche la domanda di nuovi spazi ha raggiunto livelli mai registrati prima: nei primi sei mesi dell’anno sono stati assorbiti circa 1,6 milioni di metri quadrati, il dato più alto mai rilevato in Italia.

Sempre più capitali stranieri nella logistica italiana

A trainare questa crescita sono soprattutto gli investitori istituzionali internazionali, che hanno concentrato le loro operazioni nei principali poli logistici del Paese.

Solo nel secondo trimestre del 2026 sono stati investiti circa 770 milioni di euro, grazie anche ad alcune importanti acquisizioni di portafogli immobiliari. Una di queste rappresenta addirittura la più grande operazione mai conclusa in Italia nel comparto della logistica per valore economico.

Il dato conferma che il mercato italiano viene considerato sempre più interessante da chi investe nel settore immobiliare legato alla movimentazione delle merci.

Lombardia ed Emilia-Romagna guidano la crescita

Anche la richiesta di nuovi spazi logistici continua ad aumentare.

Nel solo secondo trimestre sono stati occupati circa 730.000 metri quadrati di nuovi immobili, portando il totale del semestre a 1,6 milioni di metri quadrati.

Guardando agli ultimi dodici mesi, il mercato ha superato per la prima volta la soglia dei 3 milioni di metri quadrati assorbiti, un risultato mai raggiunto prima.

La maggior parte delle operazioni si è concentrata nel Nord Italia, con Lombardia ed Emilia-Romagna protagoniste di circa due terzi dell’intera domanda nazionale. Si tratta delle aree dove si trovano alcuni dei principali hub logistici italiani, grazie alla vicinanza con autostrade, interporti, aeroporti e poli produttivi.

Cresce anche il valore degli immobili logistici

L’elevata domanda sta facendo aumentare anche i canoni di locazione degli immobili di migliore qualità.

Nel secondo trimestre del 2026 gli affitti dei magazzini di fascia più alta hanno raggiunto:

  • 73 euro al metro quadrato all’anno nell’area di Milano
  • 72 euro al metro quadrato all’anno nei mercati di Roma e Bologna

Un segnale che conferma come gli immobili logistici moderni e ben collegati siano sempre più richiesti.

Cosa significa per l’autotrasporto

Per le imprese di autotrasporto questa crescita rappresenta un indicatore importante.

Nuovi investimenti in magazzini e piattaforme logistiche significano generalmente maggiore capacità di stoccaggio, nuovi poli distributivi e un aumento delle attività di movimentazione delle merci. Tutto questo può tradursi in nuove opportunità di lavoro per i vettori, soprattutto nelle aree del Nord Italia dove continua a concentrarsi la maggior parte degli investimenti.

Allo stesso tempo, la crescita della logistica conferma quanto il trasporto su strada resti un elemento essenziale dell’intera filiera: senza una rete efficiente di autotrasportatori, anche i magazzini più moderni non potrebbero garantire consegne rapide e continuità operativa.

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Fonte Uomini e Trasporti

Stop ai camion bloccati dal Fisco? La proposta può cambiare le regole per l’autotrasporto

Stop ai camion bloccati dal Fisco? La proposta può cambiare le regole per l’autotrasporto

Per un’impresa di autotrasporto, un camion fermo significa molto più di un semplice veicolo inutilizzabile. Vuol dire consegne saltate, clienti insoddisfatti, possibili penali, autisti costretti a fermarsi e, soprattutto, fatturato che non entra.

Per questo la proposta presentata al Senato per superare il fermo amministrativo dei beni mobili registrati sta attirando l’attenzione del settore. Il disegno di legge, firmato dal presidente della Commissione Finanze Massimo Garavaglia, punta infatti a sostituire il fermo amministrativo con una ipoteca legale esattoriale, permettendo ai mezzi di continuare a lavorare pur restando a garanzia del credito vantato dal Fisco.

Come funziona oggi il fermo amministrativo

Attualmente, quando un’impresa ha debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, può ricevere un preavviso di fermo amministrativo. Se il debito non viene saldato entro 30 giorni, il fermo può essere iscritto nei pubblici registri e il veicolo non può più circolare.

Per fortuna esiste già una tutela importante per il mondo dell’autotrasporto: se il camion è uno strumento indispensabile per svolgere l’attività d’impresa, è possibile chiedere che venga escluso dal fermo.

Il problema è che questa protezione non scatta automaticamente. L’azienda deve accorgersi del preavviso, rispettare le scadenze e dimostrare con la documentazione che il mezzo è realmente utilizzato per l’attività lavorativa. Se ciò non avviene, il rischio di ritrovarsi con il veicolo bloccato resta concreto.

Cosa cambierebbe con la nuova proposta

La riforma propone un approccio completamente diverso.

Invece di impedire l’utilizzo del camion, il Fisco iscriverebbe un’ipoteca sul veicolo, mantenendo la propria garanzia senza fermarne l’attività.

Per un’impresa di autotrasporto la differenza è enorme: il mezzo potrebbe continuare a trasportare merci, generare ricavi e consentire all’azienda di pagare il debito senza interrompere il proprio lavoro.

Secondo la proposta, inoltre, il nuovo meccanismo scatterebbe solo per debiti superiori a 10.000 euro, introducendo un principio di maggiore proporzionalità.

Perché la riforma interessa gli autotrasportatori

Se dovesse essere approvata, la nuova disciplina potrebbe portare diversi vantaggi alle imprese del settore.

In particolare permetterebbe di:

  • mantenere operativa la flotta anche in presenza di debiti fiscali
  • continuare a produrre reddito e quindi avere maggiori possibilità di saldare il debito
  • evitare il blocco improvviso dell’attività aziendale
  • garantire una tutela del credito pubblico senza fermare uno strumento essenziale per il lavoro

Per molte piccole imprese e per i padroncini il camion rappresenta infatti il principale, se non l’unico, mezzo con cui generare fatturato. Bloccarlo significa spesso compromettere la possibilità stessa di rientrare dal debito.

Attenzione: oggi le regole non cambiano

È importante ricordare che la proposta non è ancora legge.

Fino a quando l’iter parlamentare non sarà concluso, continuano ad applicarsi le norme attualmente in vigore.

Le imprese dovrebbero quindi controllare con regolarità la PEC, il cassetto fiscale e la propria posizione presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In caso di ricezione di un preavviso di fermo amministrativo, è fondamentale intervenire entro i 30 giorni previsti dalla legge.

Per dimostrare che il veicolo è strumentale all’attività possono risultare utili documenti come la visura camerale, l’iscrizione all’Albo degli autotrasportatori, la carta di circolazione, i contratti di trasporto, le fatture, i documenti di viaggio, le schede carburante, i pedaggi e ogni altro elemento che dimostri l’utilizzo del mezzo nell’attività aziendale.

Una riforma che guarda alla continuità del lavoro

L’idea alla base della proposta è semplice: tutelare il credito dello Stato senza impedire alle imprese di continuare a lavorare.

Per il settore dell’autotrasporto sarebbe un cambiamento significativo, perché riconoscerebbe una realtà evidente: un camion fermo non produce reddito, non aiuta l’impresa a pagare i propri debiti e finisce per penalizzare l’intera filiera.

Se la riforma verrà approvata, potrebbe rappresentare un passo importante verso un sistema di riscossione più equilibrato, capace di tutelare sia l’interesse pubblico sia la continuità operativa delle aziende di trasporto.

Rimani sempre un passo avanti con Soluzione Autotrasporti: Resta aggiornato su tutto ciò che riguarda l’autotrasporto e non solo!

Fonte Truck24