Diesel sopra i 2 euro: 1,5 miliardi di extracosti e fermo a maggio. L’autotrasporto al limite va a Palazzo Chigi

da | Apr 30, 2026 | Autotrasporti, costi carburante

Il prezzo del gasolio ha superato i 2 euro al litro e per l’autotrasporto il conto è già pesantissimo. In appena otto settimane, le imprese hanno accumulato 1,5 miliardi di euro di costi in più.

Ora la partita si sposta a Palazzo Chigi. Ma con un fermo nazionale già annunciato per fine maggio, il tempo per trovare soluzioni è sempre meno.

Cosa sta succedendo davvero

Dall’inizio della crisi nel Golfo, il diesel è passato da 1,676 a 2,005 euro al litro.

Un aumento vicino al 20% che, nella pratica, significa una cosa sola:
Ogni viaggio costa molto di più, ma i ricavi restano gli stessi.

Secondo le stime della CGIA di Mestre, questo ha già generato 1,5 miliardi di extracosti per il settore.

E attenzione: questo dato arriva nonostante il taglio di 20 centesimi sulle accise introdotto dal Governo.

Il problema nascosto: meno accise rimborsate

C’è un effetto collaterale che pesa moltissimo.

Il taglio delle accise ha ridotto anche il rimborso per le imprese di autotrasporto:

  • prima: 27 centesimi al litro
  • oggi: 7 centesimi al litro

Tradotto: meno recupero sui costi, proprio mentre il gasolio aumenta.

È un colpo diretto alla marginalità, cioè al guadagno reale delle aziende.

Il confronto con il Governo: a che punto siamo

Il 22 aprile è partito il confronto tra associazioni di categoria e Governo.

Primo incontro al Ministero dei Trasporti con il viceministro Edoardo Rixi e le associazioni riunite in Unatras.

Da lì sono usciti due primi segnali:

  • possibile anticipo del rimborso accise (oggi arriva dopo circa 60 giorni)
  • chiarimenti sulla clausola carburante (il meccanismo che permette di adeguare le tariffe al costo del gasolio)

Passi avanti, ma non sufficienti.

Infatti la trattativa sale di livello:
entro i primi giorni di maggio si discuterà direttamente a Palazzo Chigi.

Il rischio concreto: fermo nazionale a fine maggio

Le associazioni hanno già annunciato un fermo nazionale dal 25 al 29 maggio.

Non è una minaccia teorica.

Se non arrivano risposte concrete:

  • i camion si fermano
  • le merci non viaggiano
  • le filiere si bloccano

E a pagarne le conseguenze non sono solo le imprese, ma tutta l’economia.

Le richieste delle imprese

Sul tavolo ci sono richieste molto precise:

  • 200 euro di rimborso ogni 1.000 litri di gasolio
  • sospensione temporanea di tasse e contributi
  • applicazione reale della clausola carburante nei contratti

Non sono richieste “politiche”, ma misure per sopravvivere nel breve periodo.

Il vero problema: lavori oggi, incassi tra mesi

C’è un meccanismo che sta mettendo in crisi tutto il sistema.

Le imprese:

  • pagano subito gasolio, pedaggi, manutenzione, stipendi
  • incassano dopo 90 o anche 120 giorni

Quando il carburante aumenta così velocemente, il margine sparisce nel giro di poche settimane.

E l’imprenditore si trova davanti a una scelta difficile:

  • continuare a lavorare in perdita
  • oppure fermarsi

Nord e Sud: una crisi diversa, ma stessa difficoltà

La situazione cambia a seconda delle zone, ma il problema resta.

  • Nord Italia
    • tariffe più alte (1,40 – 1,70 €/km)
    • più facilità a trovare carichi di ritorno
  • Sud Italia
    • tariffe più basse (1,10 – 1,40 €/km)
    • più viaggi a vuoto (cioè senza merce)

Risultato: meno fatturato, ma stessi costi di carburante.

Il nodo che tutti evitano

C’è un punto che pesa più di tutti.

Esiste già uno strumento per difendersi:
la clausola di adeguamento carburante

Significa che, quando il gasolio aumenta, il trasportatore ha diritto ad adeguare la tariffa.

Ma nella realtà:

  • spesso non viene applicata
  • oppure viene ignorata

Perché il rapporto con i clienti è squilibrato.

Questo è uno dei veri problemi del settore.

Cosa succede adesso

Le prossime settimane saranno decisive.

A Palazzo Chigi si gioca una partita che vale molto più di un aiuto temporaneo:

  • liquidità immediata
  • sostenibilità delle imprese
  • equilibrio della filiera

Se non arrivano risposte rapide, il rischio è concreto:
il sistema si blocca.

Cosa possono fare le imprese subito

In attesa delle decisioni del Governo, ci sono alcune azioni concrete:

  • verificare se nei contratti è presente la clausola carburante
  • applicarla dove possibile
  • rivedere i costi delle tratte meno sostenibili
  • monitorare con attenzione margini e flussi di cassa

Non è una scelta strategica: è una necessità operativa.

Il vero punto

Il problema oggi non è solo il prezzo del diesel.

È un sistema che:

  • paga subito
  • incassa tardi
  • e non riesce a trasferire i costi

Quando questi tre fattori si sommano, la crisi arriva velocemente.

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Fonte Uomini e Trasporti