Esiste già una norma di legge che obbliga a rivedere le tariffe quando il gasolio sale oltre una certa soglia. Ma molte imprese non la applicano o la applicano male. Il risultato è che stanno lasciando soldi sul tavolo. Ecco di cosa si tratta e come funziona davvero.
Il gasolio ha superato i 2 euro al litro. Il Governo è intervenuto con tagli temporanei alle accise e un credito d’imposta per le imprese. Le associazioni di categoria continuano a sollecitare misure strutturali. E intanto le imprese di autotrasporto continuano a lavorare spesso con margini che si assottigliano settimana dopo settimana.
In tutto questo dibattito, c’è però uno strumento che esiste già, è previsto dalla legge, e che troppo spesso viene ignorato o applicato male: la clausola di adeguamento del corrispettivo al costo del carburante, conosciuta in gergo come fuel surcharge.
Capire cosa è, come funziona e come si usa correttamente può fare la differenza tra un contratto che tiene e uno che erode la marginalità a ogni viaggio.
Cos’è il Fuel Surcharge – spiegato senza termini tecnici
Fuel Surcharge: la definizione semplice
Il fuel surcharge, che in italiano significa letteralmente “supplemento carburante”, è una clausola che si inserisce nei contratti di trasporto e che serve a proteggere il vettore (cioè chi trasporta la merce) dalle oscillazioni del prezzo del gasolio.
In parole semplici: se al momento in cui hai firmato il contratto il gasolio costava X, e adesso costa significativamente di più, questa clausola ti dà il diritto e in certi casi l’obbligo di richiedere al tuo cliente un adeguamento della tariffa per coprire la differenza.
Non è un favore che chiedi al committente. È un meccanismo previsto dalla legge, pensato per evitare che il rischio legato all’andamento dei prezzi energetici ricada tutto sulle spalle del trasportatore.
La norma che la rende obbligatoria nei contratti scritti
Non si tratta di una buona prassi commerciale opzionale. È una norma di legge in vigore dal 2022.
Articolo 6, comma 3, lettera d) – D.Lgs. 286/2005
Dal 2022, tutti i contratti scritti di autotrasporto devono contenere una clausola che prevede l’adeguamento del corrispettivo al costo del gasolio da autotrazione, ogni volta che il prezzo varia di oltre il 2% rispetto al valore preso come riferimento al momento della firma del contratto o dell’ultimo adeguamento effettuato.
Questo significa che quando il gasolio sale (o scende) di più del 2% rispetto al prezzo di partenza concordato, il corrispettivo del trasporto deve essere rivisto di conseguenza. Non è discrezionale: è un obbligo contrattuale previsto dalla legge.
Si applica solo ai contratti scritti
La norma vale per i contratti di trasporto stipulati per iscritto. Chi lavora su incarichi verbali, email o senza un contratto formalizzato non ha questa protezione. È uno dei motivi per cui formalizzare i rapporti con i clienti, anche quelli storici, diventa sempre più importante in una fase di forte volatilità dei costi.
Perché molte imprese non la applicano (e cosa le costa)
Se questa clausola è prevista dalla legge e tutela i vettori, perché così tante imprese non la usano? Le ragioni sono diverse, e quasi tutte comprensibili, ma nessuna è una buona scusa per rinunciarci.
Il contratto non la prevede affatto
Molti contratti, soprattutto quelli più vecchi o quelli firmati senza una consulenza specifica, semplicemente non contengono questa clausola. Il risultato: anche se il gasolio è salito del 30%, il vettore non ha basi contrattuali per chiedere nulla.
Il meccanismo di calcolo è sbagliato
Alcune clausole esistono ma sono scritte male: il prezzo di riferimento non è aggiornato, la soglia del 2% viene calcolata in modo errato, o non è chiaro quale fonte ufficiale si usa per rilevare il prezzo del gasolio. Un calcolo sbagliato porta a richieste di adeguamento sbagliate e a contestazioni da parte del committente.
Paura di perdere il cliente
È la ragione più comune, e la più difficile da affrontare. Molti imprenditori preferiscono non chiedere l’adeguamento per non creare tensioni con il committente. Il problema è che questa scelta trasforma ogni viaggio in una perdita parziale e nel tempo rischia di rendere insostenibile l’intera relazione commerciale.
Confusione con le misure governative
Con il Decreto Carburanti, il credito d’imposta e le proroghe sulle accise, molti pensano che queste misure coprano già il problema. Non è così, come vedremo tra poco. Il credito d’imposta e la clausola contrattuale sono due cose completamente diverse e vanno usate entrambe.
Credito d’imposta e clausola contrattuale: non sono la stessa cosa
È uno degli errori più diffusi in questo momento. Molte imprese pensano che il credito d’imposta previsto dal Decreto Carburanti sostituisca la clausola fuel surcharge. Non è così. Sono due strumenti completamente diversi, che agiscono su piani distinti e si possono, anzi, si devono, usare entrambi.
Credito d’imposta governativo
È una misura pubblica ed emergenziale, introdotta dal D.L. 33/2026 per rispondere alla crisi dei prezzi energetici.
- Rimborsa il 28% della spesa extra di gasolio (mar-mag 2026)
- Ha un tetto massimo di 100 milioni di euro
- Le regole operative non sono ancora pubblicate
- Si usa in compensazione fiscale, non in cassa subito
- È temporaneo: non esiste garanzia di rinnovo
Clausola Fuel Surcharge
È uno strumento contrattuale e strutturale, previsto dalla legge nei contratti scritti di trasporto.
- Obbliga il committente a pagare di più quando il gasolio sale oltre il 2%
- Non ha tetti di spesa né scadenze
- Incide direttamente sulla tariffa del servizio
- Si applica ad ogni contratto scritto, in modo continuo
- Non dipende da decreti governativi o finanziamenti pubblici
Il punto chiave
Il credito d’imposta attenua parzialmente il costo sostenuto dal vettore. La clausola fuel surcharge, invece, trasferisce correttamente quel costo al committente che è dove dovrebbe andare, perché è il committente che beneficia del servizio di trasporto.
Usare solo uno dei due strumenti significa lasciare aperta una parte del problema. Usarli entrambi significa difendere i margini su due fronti contemporaneamente.
Il contesto normativo attuale: ancora più motivi per non sbagliare
Il momento in cui ci troviamo rende il calcolo corretto della fuel surcharge più delicato del solito. In poche settimane si sono sovrapposti più interventi:
Il D.L. 33/2026 ha introdotto il credito d’imposta e l’aggiornamento mensile dei valori di riferimento del gasolio fino al 30 giugno 2026. Il D.L. 42/2026 ha prorogato il taglio delle accise fino al 1° maggio. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato il 17 marzo i nuovi valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio, aggiornando le voci di assicurazione, energia e pedaggi.
Attenzione a questo rischio specifico
Il taglio delle accise abbassa temporaneamente il prezzo del gasolio alla pompa. Se nel tuo contratto la clausola fuel è collegata al prezzo rilevato alla pompa, questo calo temporaneo potrebbe ridurre o azzerare il tuo diritto all’adeguamento, anche se i costi reali restano alti.
Il prezzo di riferimento per la clausola contrattuale deve essere calcolato al lordo del taglio accise, non al netto. È un punto tecnico ma molto concreto, su cui vale la pena verificare come è scritto il tuo contratto.
Un webinar gratuito per imparare ad applicarla correttamente
FIAP (la Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali) ha organizzato un webinar gratuito dedicato proprio a questo tema: come applicare correttamente la clausola fuel surcharge nella gestione quotidiana dei contratti.
Evento gratuito — FIAP
Webinar: La clausola Fuel Surcharge – come applicarla davvero
Lunedì 20 aprile 2026 – dalle 16:00 alle 17:00 – Diretta online – Gratuito
Il webinar è aperto ad aziende di trasporto e logistica (anche non associate a FIAP), committenti, consulenti e operatori della filiera. È strutturato in due parti: una prima sezione tecnico-normativa sulla clausola e il suo funzionamento, e una sessione finale di domande e risposte su casi pratici.
Il link di partecipazione verrà inviato agli iscritti il giorno prima dell’evento.
L’iniziativa arriva in un momento in cui il tema non è mai stato così urgente. Conoscere bene la fuel surcharge non è più una questione per specialisti: è uno strumento di sopravvivenza economica per qualsiasi impresa che oggi lavora con contratti scritti e un gasolio sopra i 2 euro al litro.
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Fonte: Truck 24
