Diesel sempre più caro: non è solo Hormuz a spingere i prezzi del gasolio

da | Lug 21, 2026 | Autotrasporti

Il prezzo del gasolio torna a preoccupare il mondo dell’autotrasporto. Dietro i nuovi rincari non c’è soltanto la crisi nello Stretto di Hormuz, ma una combinazione di fattori internazionali che sta mettendo sotto pressione il mercato del diesel. Alla riduzione delle esportazioni dal Golfo Persico si aggiungono gli attacchi alle raffinerie russe e il progressivo calo della capacità di raffinazione europea, creando uno scenario che rischia di pesare ancora a lungo sui costi delle imprese di trasporto.

Il gasolio torna a correre

Dopo le tensioni dello scorso maggio, quando il caro carburante aveva portato le associazioni dell’autotrasporto a minacciare il fermo nazionale, il mercato aveva mostrato qualche segnale di stabilizzazione. La tregua tra Stati Uniti e Iran aveva fatto sperare in un ritorno alla normalità, anche se gli aiuti promessi al settore sono ancora in attesa di essere definiti.

Lo scenario è però cambiato rapidamente. Il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente e la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz hanno riportato il diesel sotto pressione. In appena due settimane il prezzo medio del gasolio in Italia è aumentato di oltre 18 centesimi al litro, tornando sui livelli registrati a marzo.

Ma il problema va ben oltre la crisi nel Golfo Persico.

L’Europa produce sempre meno diesel

Negli ultimi anni l’Europa ha progressivamente ridotto la propria capacità di raffinazione.

La chiusura di diversi impianti, la transizione energetica, i margini economici sempre più ridotti e normative ambientali più stringenti hanno portato molti operatori a ridimensionare o riconvertire le raffinerie.

Il risultato è che oggi il continente produce meno gasolio di quanto ne consumi e dipende in misura crescente dalle importazioni.

Finché il mercato mondiale resta stabile questa situazione è gestibile. Quando però il carburante disponibile diminuisce, l’Europa si trova a competere con gli altri mercati per assicurarsi i quantitativi necessari, con inevitabili ripercussioni sui prezzi.

La guerra colpisce anche le raffinerie russe

Un secondo elemento di forte pressione arriva dal conflitto tra Russia e Ucraina.

Negli ultimi mesi numerose raffinerie russe sono state colpite da attacchi che hanno ridotto la capacità produttiva del Paese. In diversi casi Mosca ha limitato anche le esportazioni di gasolio per privilegiare il mercato interno.

Il diesel russo rappresentava una quota importante dell’offerta mondiale. La diminuzione dei volumi disponibili ha quindi spinto molti acquirenti europei a rivolgersi ad altri fornitori, alimentando ulteriormente la crescita delle quotazioni.

Anche i margini di raffinazione sono tornati su livelli particolarmente elevati, segnale di un mercato dove il prodotto raffinato è sempre più richiesto rispetto alla disponibilità effettiva.

Hormuz non blocca solo il petrolio

Quando si parla dello Stretto di Hormuz si pensa spesso esclusivamente al petrolio greggio.

In realtà attraverso questo passaggio transitano anche enormi quantità di carburanti già raffinati, compreso il diesel destinato ai mercati europei.

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar esportano infatti grandi volumi di gasolio prodotti nelle proprie raffinerie. Eventuali rallentamenti o blocchi della navigazione incidono quindi direttamente sulla disponibilità del carburante finito e non soltanto della materia prima.

È questo uno dei motivi per cui il mercato del diesel sta reagendo con particolare forza alle tensioni geopolitiche.

Tre fattori che alimentano la stessa crisi

La particolarità dell’attuale situazione è che più criticità stanno agendo contemporaneamente.

Da una parte l’Europa ha ridotto la propria capacità produttiva, dall’altra la Russia esporta meno carburante raffinato e, contemporaneamente, il Golfo Persico vive una fase di forte instabilità.

Tre elementi che rendono il diesel sempre più difficile da reperire e che stanno sostenendo il rialzo dei prezzi a livello internazionale.

Per l’autotrasporto il conto rischia di essere pesante

Per le imprese di autotrasporto il gasolio rappresenta una delle principali voci di costo. Anche un incremento di pochi centesimi al litro può trasformarsi, nel corso dell’anno, in migliaia di euro di spese aggiuntive per ogni veicolo.

Se le tensioni internazionali dovessero proseguire, la preoccupazione non riguarderà soltanto il prezzo, ma anche la disponibilità del prodotto.

Uno scenario che riporta al centro il tema della sicurezza energetica europea e della capacità del continente di garantire l’approvvigionamento di carburanti strategici.

Per chi opera ogni giorno sulle strade, il diesel continua a essere il motore dell’attività. E l’evoluzione del mercato nei prossimi mesi sarà uno dei fattori più importanti da monitorare per la sostenibilità economica dell’intero settore.

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Fonte: Uomini e Trasporti