Greenwashing, dal 27 settembre la sostenibilità dei trasporti dovrà essere dimostrata

da | Set 15, 2026 | Autotrasporti

Dal 27 settembre 2026 cambiano le regole sulla comunicazione ambientale. Per le imprese di autotrasporto non basterà più definire una flotta “green” o un servizio “a impatto zero”: ogni dichiarazione sulla sostenibilità dovrà essere precisa, verificabile e supportata da dati.

La novità deriva dalla direttiva europea 2024/825, recepita in Italia dal decreto legislativo 30/2026, e punta a contrastare il cosiddetto greenwashing, cioè l’utilizzo di messaggi ambientali generici o non adeguatamente dimostrabili.

Non basta più dire “green”

La sostenibilità è ormai entrata nei rapporti tra vettori e committenti, nelle gare e nella comunicazione commerciale. Molte aziende hanno investito in mezzi più efficienti, carburanti alternativi, riduzione dei consumi e sistemi per monitorare le emissioni.

Dal 27 settembre questi risultati potranno continuare a essere valorizzati, ma sarà necessario spiegare che cosa è stato realmente migliorato e su quale perimetro.

Dire, ad esempio, “abbiamo ridotto del 12% i consumi medi della flotta tra il 2025 e il 2026” è un’affermazione misurabile. Definirsi semplicemente un’azienda “amica dell’ambiente” è invece un messaggio molto più difficile da dimostrare.

Lo stesso vale per espressioni come “flotta ecologica”, “trasporto green” o “zero emissioni”. Quest’ultima, per esempio, dovrebbe essere utilizzata con particolare attenzione: per un camion elettrico è più preciso parlare di zero emissioni allo scarico, senza estendere automaticamente il concetto all’intero ciclo di vita del mezzo o dell’energia utilizzata.

Attenzione anche a immagini e simboli

Le nuove regole non riguardano soltanto le parole.

Anche foglie verdi, alberi, simboli ambientali, colori e immagini possono trasmettere al cliente l’idea di una particolare sostenibilità. Per questo le imprese dovrebbero verificare come presentano i propri servizi su siti internet, social, brochure, offerte commerciali, report, firme delle email e persino sulle livree dei camion.

Una dicitura come “100% green”, per esempio, dovrebbe chiarire a cosa si riferisce quel 100%: al carburante, alle emissioni, alla flotta o a uno specifico servizio?

Il nodo delle compensazioni di CO₂

Particolare attenzione va riservata anche ai crediti di carbonio.

Finanziare un progetto di riforestazione o un’altra iniziativa ambientale non significa automaticamente poter definire il proprio trasporto “carbon neutral”. La compensazione esterna non cancella infatti le emissioni generate direttamente dal servizio.

Diverso è intervenire concretamente sull’attività: ridurre i consumi, diminuire i chilometri a vuoto, ottimizzare i percorsi o utilizzare mezzi più efficienti significa agire direttamente sulle emissioni del trasporto.

Certificazioni sì, ma con criteri verificabili

Anche le certificazioni e le etichette ambientali dovranno essere utilizzate con attenzione. Non sarà sufficiente creare un proprio marchio con una foglia verde o utilizzare un’etichetta priva di verifiche indipendenti.

E anche una certificazione valida non potrà essere estesa automaticamente a tutta l’impresa se riguarda soltanto una sede, una divisione, un processo, un veicolo o una parte della flotta.

Cosa devono fare le imprese

In vista del 27 settembre, il primo passo è quindi controllare tutte le dichiarazioni ambientali già utilizzate.

Per ogni messaggio dovrebbe essere possibile indicare:

  • quale servizio viene considerato
  • quale periodo viene analizzato
  • quale dato di partenza viene utilizzato
  • come è stato calcolato il risultato
  • quali documenti possono dimostrarlo

Le informazioni possono arrivare dai sistemi telematici, dalle carte carburante, dalle fatture, dai chilometri percorsi, dai consumi e dai dati sulle emissioni. Anche i dati forniti dai partner commerciali dovrebbero essere verificati prima di essere utilizzati nella comunicazione verso i clienti.

Sanzioni fino a 10 milioni di euro

Le violazioni rientrano nel sistema delle pratiche commerciali scorrette e, nei casi previsti dalla normativa, possono portare a sanzioni fino a 10 milioni di euro.

Per le imprese che lavorano principalmente nel B2B è importante distinguere l’ambito di applicazione delle norme a tutela dei consumatori dai rapporti esclusivamente tra aziende. Questo, però, non significa che la questione sia irrilevante per l’autotrasporto.

Un’affermazione ambientale non dimostrabile può infatti creare problemi nelle gare, nei contratti con i committenti, nelle richieste di risarcimento e sul piano reputazionale. Inoltre, i grandi clienti chiedono sempre più spesso dati sulle emissioni dei propri fornitori per misurare l’impatto dell’intera supply chain.

La sostenibilità diventa un dato da dimostrare

La nuova disciplina può però rappresentare anche un’opportunità.

Un’impresa capace di dimostrare con dati concreti consumi, emissioni, chilometri percorsi, tecnologie utilizzate e risultati ottenuti può presentarsi sul mercato in modo molto più credibile rispetto a chi si limita a utilizzare slogan ambientali.

La sostenibilità, quindi, non dovrà necessariamente essere comunicata meno. Dovrà essere comunicata meglio.

Per le imprese di autotrasporto il messaggio è semplice: dal 27 settembre non sarà più sufficiente dire di essere “green”. Bisognerà essere in grado di spiegare perché lo si è e, soprattutto, dimostrarlo con i numeri.

La sostenibilità più convincente non sarà quella raccontata con lo slogan più spettacolare, ma quella che l’impresa può realmente documentare.

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Fonte: Truck 24