L’Unione Europea è pronta a puntare con decisione sui biocarburanti per tagliare le emissioni del trasporto industriale più difficile da decarbonizzare: aviazione e trasporto marittimo.
Due settori che oggi dipendono quasi totalmente da combustibili fossili e che da soli generano l’8,4% delle emissioni totali di gas serra in Europa.
Un documento preliminare trapelato a Bruxelles anticipa la nuova revisione della strategia europea sulla bioeconomia, che dovrebbe portare a un aumento della produzione e dell’uso dei biofuel nei prossimi anni.
Perché l’Europa sceglie i biocarburanti
Gli attuali carburanti alternativi, come quelli prodotti da energia rinnovabile o tramite processi sintetici, non sono ancora disponibili in quantità sufficienti per sostenere una transizione reale.
Ecco perché la Commissione UE vuole rafforzare il ruolo dei biocarburanti, ovvero combustibili ottenuti da materie biologiche come colture agricole, residui vegetali, scarti di lavorazione o alghe.
Esistono tre generazioni di biocarburanti:
- Prima generazione: derivati da colture alimentari (per esempio mais o canna da zucchero).
- Seconda generazione: prodotti da scarti agricoli e biomassa non commestibile.
- Terza generazione: ottenuti da alghe, ancora poco diffusi ma con grande potenziale.
Nonostante la crescita del 14% nell’uso di biomassa negli ultimi dieci anni, l’UE oggi non produce abbastanza biofuel per coprire la domanda prevista dai futuri obblighi di settore.
Le proposte della Commissione
La Commissione europea prevede tre linee di intervento principali:
- Aumentare la produzione di biocarburanti, anche usando una quota maggiore di colture agricole e biomassa forestale.
- Fare leva sui nuovi regolamenti europei:
- ReFuelEU Aviation, che richiederà alle compagnie aeree di usare quote crescenti di carburanti sostenibili.
- FuelEU Maritime, che imporrà obiettivi simili per il settore navale.
- Inserire gli incentivi nella nuova strategia complessiva sulla bioeconomia, in fase di aggiornamento.
L’obiettivo è chiaro: garantire che nei prossimi anni il trasporto pesante disponga di carburanti alternativi realmente disponibili e in quantità adeguate.
Le critiche degli ambientalisti
Le organizzazioni ambientaliste sono scettiche, soprattutto per due motivi:
- Rischio di insostenibilità: un eccessivo uso di colture e biomasse potrebbe ridurre la capacità delle foreste di assorbire CO₂.
- Impatto sulla sicurezza alimentare: se le coltivazioni vengono usate per produrre carburanti invece che cibo, i prezzi agricoli possono aumentare.
Un audit della Corte dei conti europea ha confermato ulteriori difficoltà: costi ancora elevati, investimenti frenati dalla mancanza di una visione politica stabile e una domanda di biomassa superiore alla capacità naturale di rigenerazione degli ecosistemi europei.
Il ruolo dell’Ucraina nella filiera dei biocarburanti
Una possibile soluzione potrebbe arrivare dall’Ucraina, con cui l’UE ha firmato un nuovo accordo commerciale agricolo.
Il Paese dispone di 41,3 milioni di ettari agricoli, di cui 32,7 coltivabili: una superficie enorme, che potrebbe fornire materie prime e biomassa alla filiera europea dei biofuel.
Se Bruxelles deciderà di allentare le misure di salvaguardia sulle importazioni agricole, Kiev potrebbe diventare un partner strategico per la produzione di biocarburanti.
La nuova strategia europea sulla bioeconomia
La Commissione presenterà a breve la terza revisione della strategia avviata nel 2012. Secondo i documenti preparatori, nel 2023 la bioeconomia europea ha generato 2.700 miliardi di euro, in forte crescita rispetto agli 812 miliardi del 2022.
Bruxelles considera la bioeconomia una leva strategica per tre obiettivi:
- sicurezza alimentare
- riduzione delle emissioni
- competitività industriale
Ma il settore deve ancora affrontare la concorrenza di Stati Uniti e Cina, oltre alle barriere interne al mercato europeo che possono frenare innovazione e investimenti.
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Fonte Truck24
